Je suis Charlie, e tu?

 

Art. 19: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”

Anni di lotte e di guerre per ottenere la libertá nel mondo e poi tutto crolla di fronte a provocazioni satiriche, quando una delle principali funzioni della satira è proprio quella di affrontare questioni scomode, nate da pressioni e dolori.

La prima regola della satira, un po’ in stile Fight Club, è che non ci sono regole. La seconda regola invece è che si presume che il pubblico abbia un cervello.(Cit. Michael Moore)

La Francia, il paese con il piú elevato numero di individui di nazionalità diverse che convivono ogni giorno, il paese con lo storico motto: liberté, égalité, fraternité, è stata oggi protagonista di un cruento atto di terrorismo nella sede parigina del settimanale Charlie Hebdo, sfociato nell’uccisione di 12 persone.

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Un gesto violento ed estremo smosso da ragioni politiche e religiose o forse semplicemente dal bisogno di vendetta verso chi non non ha temuto di esprimere il proprio pensiero apertamente, in maniera diretta e pungente, attraverso la critica satirica.

Nella vita di ognuno di noi, purtroppo o per fortuna,sará inevitabile confrontarci con persone che non la penseranno come noi. Non nasciamo cerebralmente omologati e tantomeno vorremmo diventare tutti lobotomizzati. Il mondo è bello perchè vario, perchè nessuno è perfetto e ognuno può esprimere il suo pensiero nei modi e nelle forme che reputa più opportune.

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Rispondere alla satira con la violenza è un gesto aberrante, che rimarca la mancanza di rispetto per la vita umana, per il lavoro che dovrebbe nobilitare l’uomo, non ammazzarlo.

Allora ricordiamoci che libertà di espressione non significa uccidere chi ha opinioni divergenti ma significa  una cosa sola, saper convivere con la diversitá di pensieri e vedute che ci circonda e ci circonderá sempre. La  tolleranza dovrebbe essere la parola chiave con la quale educare e trasmettere l’importanza della diversità nella cultura di un paese. #jesuisCharlie #CharlieHebdo

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Bisous

PFTB

4 pensieri su “Je suis Charlie, e tu?

  1. Cabu era un vignettista che, tanti anni fa, faceva disegni in un programma televisivo per bambini che mi faceva molto ridere.

    Ieri è morto a causa di un disegno.
    La nostrà libertà è stata presa allo stesso momento.

    Je suis Charlie

    • Esatto Emilie, è morto mentre esercitava il sacrosanto diritto di espressione. Un diritto che implica tolleranza verso le idee altrui, qualsiasi esse siano. Quando la cultura insegnerà la tolleranza verso il diverso allora avremo vinto. Je t’embrasse, bisous

      • io non sono charlie, perche rispetto gli altri e se mi viene detto che una mia azione disturba qualcuno non la ripeto piu! ma avete visto che schifo di disegni? vorrei vedere se toccassero la vostra sensibilità come vi sentireste. La mia libertà finisce dove comincia la tua. ovviamente sono contrario ad ogni forma di violenza!

        • Satira:
          Genere di composizione poetica a carattere moralistico o comico, che mette in risalto, con espressioni che vanno dall’ironia pacata e discorsiva fino allo scherno e all’invettiva sferzante, costumi o atteggiamenti comuni alla generalità degli uomini, o tipici di una categoria o di un solo individuo: le s. di Orazio; la storia della s. latina; la s. del Parini; s. acerba, amara, mordace.

          Credo bastino la definizione di satira legata al concetto di libertà di espressione sancito dalla Costituzione a rispondere.
          L’arte, in qualsiasi sua forma ed espressione, è apprezzabile o meno, quindi la parola schifo già di per sè stona. La violenza, al contrario, in nessuna delle sue forme é tollerabile. La mia differenza è questa.
          PFTB

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